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Gridare amore dal centro del mondo

«Amare una persona significa pensare che lei viene prima di tutto il resto. Se non avessimo abbastanza cibo, darei a te la mia parte. Se avessimo pochi soldi, piuttosto che acquistare qualcosa per me, comprerei quello che tu desideri. Se mangi qualcosa di buono tu, è come se avessi la pancia piena anch’io, se sei felice tu, allora lo sono anch’io. Questo significa amare una persona.»
Kyōichi Katayama.

In questi giorni di quarantena forzata ho deciso di riordinare la libreria sia dei manga che dei libri! L’occhio o forse il cuore hanno guidato la mia mano verso questo titolo “Gridare amore dal centro del mondo” una struggente e intenda storia d’amore ambientata negli anni 80 del secolo scorso. La storia narra l’amore tra Sakutaro e la dolce Aki, all’apparenza una storia come tante amore tra due adolescenti di 17 anni , la loro prima volta, battiti è sussulti ingenui che molto presto saranno sconvolti dalla terribile malattia che colpisce Aki. La leucemia. La co protagonista è costretta a non poter vedere il suo Sakutaro che nonostante tutto non l’abbandono ma anzi cerca di esaudire il suo ultimo desiderio ovvero andare in Australia. Il centro del mondo purtroppo la malattia non consente questo viaggio…. Non voglio aggiungere altro perchè vale la pena leggerlo. Lo stile del manga è pulito, lineare senza uso di retino adatto a raccontare la storia. Il libro aggiunge parti mancanti…..quindi tutto da scoprire!!!!

Come considerazione personale mi ha emozionato tanto….mi sono scoperta a sentire le lacrime sul viso senza accorgermene! Mi ha toccato l’anima perché l’amore è la forza che guida la vita ❤ sarò un’inguaribile romantica!!!

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Cuore

art by Tiziana Gissi

Se sotto un cielo
Di cobalto
Un poeta piange

Una pioggia di stelle dal cielo gli fa compagnia 
Fino all’ alba.
L’ aurora che nasce
Lo bacia dolcemente
Sul viso
E ammicca guardando
La vita che scorre.
Vai poeta,
Il tuo cuore soffre
Ma oggi qualcosa accadrà, vedrai
Asciugherà le tue lacrime,
Ti ridarà indietro il sorriso,
non dolerti ancora
Sorridi,
Perché la vita ti ama.

Scritta da Vera

La piccola lucciola

art by Tiziana Gissi

In un tempo lontano lontano vicino al lago tranquillo sorgeva il castello di cucurucù abitato dalla strega cattiva che si chiamava Trespolo.

Anche una piccola lucciola viveva felice in riva a quel lago.

Tutti la conoscevano e le erano amici, i fiori, le farfalle, gli uccellini, le fate ed i folletti del bosco. Ma… c’era un ma, una volta l’anno la strega Trespolo si recava al castello per preparare i suoi filtri magici.

Trespolo, come tutte le streghe, era dispettosa e cattiva. E tutti coloro che abitavano in riva al lago dovevano sopportare le sue angherie ed i suoi dispetti.

Questa volta a bordo della sua carrozza volante trainata da pipistrelli giganti oltra al gufo malefico ad al serpente strisciante, aveva portato anche il drago sputafuoco che, mentre la strega era intenta a preparare i suoi intrugli approfittava per andare in giro sulla riva del lago tranquillo disturbando con il suo fumo tutti quelli che incontrava. Tra gli altri anche la piccola lucciola che tante volte era riuscita a fuggire prima di essere sporcata dal fumo del drago.

art by Tiziana Gissi

Quel giorno sputafuoco era più dispettoso del solito buttava fumo ogni secondo e questa volta la piccola lucciola non riuscì a ripararsi e venne imbrattata senza pietà. Lucciolina piangendo si rivolse a lui dicendogli: Drago, perché sei cosi cattivo, hai sporcato le mie alucce ed io adesso non potrò più volare e diffondere la mia luce, povera me, povera me.

Lucciolina per la vergogna corse a nascondersi sotto una rosa muschiata che le chiese: Ma dove ti sei rotolata lucciolina? Nella polvere? Lucciolina le rispose tra i singhiozzi: no amica mia è stato il drago sputafuoco che mi ha sporcata con il su fumo nero.

Lucciolina piange disperata e chiede aiuto ai fiori, alle farfalle, all’arcobaleno perché le regalino un po’ dei loro colori, ma la fuliggine che la ricopre è spessa e non su può fare nulla.

Allora lucciolina si nasconde tra l’erba e piange.

Passa di là un folletto del bosco, la sente piangere, le si avvicina e le chiede il motivo di quel pianto. Lucciolina gli racconta che il drago con il suo fumo nero ed appiccicoso l’ha ridotta cosi. Il folletto le dice che le terrà compagnia finché vorrà.

Passano i giorni e Lucciolina sempre più triste, è seduta sotto una campanula.

D’un tratto la bella fata Confetto che passava di la le si avvicina e le chiede perché sia così triste. Lucciolina allora, le racconta che a ridurla così è stato il drago, amico della strega che abita nel castello in riva al lago Tranquillo. E che cosi imbrattata non può più volare e diffondere la sua luce.

La fatina sorridendo le dice: Non disperarti, adesso di aiuterò io. Per prima cosa liberiamo il castello dalla strega e dal drago e cosi con un colpo di bacchetta magica scaraventa l’una e l’altro in fondo ad un burrone. E li ricopre di roccia. Poi chiama gli uccellini e farfalle perché immergano lucciolina nelle acque del lago, tenendola sospesa delicatamente perché non anneghi.

Così lucciolina torna pulita e lucente com’ era prima. Adesso il castello incantato poteva ospitare fate, folletti uccellini e farfalle.

La gioia e la riconoscenza verso la fata e il lago erano infinite, Lucciolina li ringraziò e promise al lago che per riconoscenza lo avrebbe illuminato per sempre.

Tu mi hai lavato con amore, gli disse: e con amore t’illuminerò per sempre.

Questa favola c’insegna che se alcuni non vogliono e non possono aiutarci. Troveremo sempre qualcuno che lo farà. E a questi dovremo essere grati per sempre.

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Tu

Art by Tiziana Gissi

Tu….
Tu, tu, tu
Sempre e dovunque
Nella mia mente,
Nel mio cuore.
Vorrei strappati dalla mia mente
E dal mio cuore 
Ma non posso,
E non voglio,
Sei la mia droga,
Terribile, dolcissima 
Droga

Le tue braccia che mi stringono,
La tua bocca che mi copre di baci,
E poi carezze, carezze
Come una pioggia di stelle sul mio capo, sul mio corpo,
Dolci piccole parole,
Sussurrate all’ orecchio
Il tuo cuore che batte contro il mio,
Bussa per farsi aprire,
E chiede amore,
È una poesia che non ha tempo l’ amore

C’era una volta

art by Tiziana Gissi

La piccola Bea viveva in montagna.

La sua vita trascorreva serena con il variare delle stagioni, certo l’autunno e l’inverno erano pesanti da sopportare, ma quando giungeva la primavera tutto si trasformava, ed allora la gioia s’impossessava del suo piccolo cuore. Per andare a scuola doveva percorrere un lungo tratto di cammino tra i sentieri appena accennati e con la neve ed il freddo pungente c’era poco da divertirsi. Bea amava andare a scuola ed aveva ripromesso a se stessa che avrebbe continuato a studiare fino a quando avesse conseguito una laurea.

Era una bambina che si interessava a tutto, attenta e giudiziosa, in casa era l’ultima di cinque figli e l’unica femminuccia. Erano gli anni cinquanta, reduci da un grave conflitto, ma orgogliosi di una splendida ripresa economica. Il paese cominciava a rinascere. Un giorno era andata con la scuola ad uno spettacolo teatrale.

Gli insegnanti avevano accompagnato le scolaresche a teatro dove avrebbero assistito al balletto “Lo schiaccianoci”.

Bea era trepidante, amava la danza ed avrebbe voluto realizzare il suo sogno, diventare “l’etoile” di un grande teatro.

art by Tiziana Gissi

Inizia lo spettacolo, e nel silenzio più profondo, iniziano le musiche meravigliose.

Bea è ipnotizzata dal palcoscenico e a mano a mano che si susseguivano i personaggi ne resta sempre più incantata.

La magica atmosfera della notte di Natale, gli invitati, i bambini, i regali, e poi lo schiaccianoci a forma di soldato che viene donato a Clara dal mago.

Allora entra completamente nel sogno, lo fa diventare realtà.

E lei la protagonista, ora, lei, la giovane Bea che danza e vive in quel sogno.

La fata Confetto, la cioccolata, il the, il caffè la danza dei flauti e delle trombe, la battaglia tra i topi ed i soldati del principe Schiaccianoci.

E come in tutte le favole il lieto fine è d’obbligo. L’esercito del principe sconfigge quello dei topi. E Bea si sveglia.

Era stato un sogno?

Si ma nei suoi ricordi ci saranno sempre il principe Schiaccianoci, la fata confetto, i fiori, le farfalle e gli uccellini oltre la sua meravigliosa danza.

Lei o Venere

art Tiziana Gissi

Nel giardino dell’anima nasce il sentimento, la fragilità profumata di un petalo di rosa
Un dolcissimo eco
Nella cavità di una conchiglia,
Una sottile nebbia che vela il monte,
Lei o Venere 
È la tua compagna,
La tua amica ,
Tua madre.
Da lei sei nato,
Non dimenticarlo,
Rispettala.
 

Acquerello

Acquerello

Art Tiziana Gissi

Nel silenzio della notte stellata            

Il mare canta baciando la

riva e le

sussurra parole che solo lei

comprende.

In quello sciabordìo le

lampare sono stelle

sull’acqua.

Lontano un faro per

Indicare la rotta.

È una storia eterna

di carezze e canti

Sulla riva del mare

Io l’ascolto in profondo

La Patinocchia


Art By Tiziana Gissi

La Patinocchia

Questa è la storia di Patinocchia

Che sto cullando sulle ginocchia.

La Patinocchia è una bambolina

Fatta di stoffa e di fiocchi di lana.

Ha il visetto 

Rosa confetto,

il vestito a fiorellino

le scarpette ed i guantini.

Le ho disegnato un sorriso splendente

Per insegnare a tutte quante

Che il sorriso è una gioia pura

Che ci regala la natura.

Io voglio bene alla Patinocchia

Che sto cullando sulle ginocchia

le mi sorride e dorme già

sssssh … altrimenti si sveglierà!

Il cacao

IL CACAO


art by Tiziana Gissi

Il nonnino e la nonnina

Lo sorbivano in cucina.

La Marietta poveretta

È li ancora che li aspetta.                                       

Il nonnino e il nipotino

Son golosi del cacao

E ti fanno marameo

Se il cono o la coppetta

Che offrir loro tu vorrai

Non contengono cacao

Dolce crema e panna

E sai i golosi che vedrai!